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Le 11 “i” del super-venditore di successo

22 lug
2010

Le 11 "i" del super-venditore di successo

Il lavoro del venditore è un mestiere tutto particolare. Telefonate, chilometri macinati, cattive cene e giornate passate fuori da casa. A volte non basta essere solo un ‘buon’ venditore, bisogna essere ‘super’.

Vuoi sapere qual è la ricetta del super venditore di successo? Allora leggi queste 11 “i” sulle caratteristiche del salesman che dà risultati e raggiunge i propri obiettivi:

1. Invincibile

Che senso ha andare da un cliente se sai che andrà male? Se non hai la convinzione di portare a casa quella vendita, restaci!

2. Imperterrito

Non ce l’hai fatta? Significa solo che non ce l’hai fatta… ancora. Continua per la tua strada, lotta, credi in te stesso.

3. Intelligente

Ascolta fino in fondo il cliente, dagli idee nuove e di valore. Fai molte domande ma soprattutto fai le domande giuste!

4. Impeccabile

Attenzione ai dettagli: vestito ok, controlla tutto il materiale prima di uscire, testa la tua presentazione, prova e riprova il tuo elevator pitch.

5. In forma (fisica e mentale)

L’abito fa il monaco e anche il venditore. Sii preparato, svuota la mente, lascia i problemi fuori da quella porta. Impara a controllare l’emozione e lo stress.

6. Interessato (genuinamente) al cliente

È più probabile vendere a un amico che a un cliente. Resta in contatto, chiedi dei suoi interessi, offri il tuo aiuto.

7. Istrione

È tutta una questione di atteggiamento. Sii sicuro, mantieni il controllo della situazione, sii rilassato. Vendi strappando un sorriso e venderai di più.

8. Istruito

Impara le tecniche avanzate di vendita, leggi blog sul tema, informati su altri temi interessanti come la leadership, la comunicazione efficace e la gestione del tempo.

9. Informato

Non lasciare nulla al caso, conosci il prodotto che vendi a menadito, dai al cliente ciò che vuole: se vuole sentire statistiche e numeri sei li per quello.

10. Indimenticabile

Sii creativo nel proporre te e il tuo prodotto. Fai attenzione ai dettagli. Fai in modo che il cliente si ricordi di te.

11. Integro

L’onestà è la migliore arma che hai. Sii sincero con il cliente, mantieni la parola data. Guarda a lungo termine: meglio molte vendite domani che una sola oggi.

Photo Credit: Eneas De Troya

Chi Sono
Leonardo Leiva Bio
Sono Leonardo Leiva, Coach Professionista, Master Practitioner di PNL (Programmazione Neurolinguistica). Dopo una esperienza ultradecennale in campo aziendale, lavorando in ruoli di responsabilità per aziende di diverso settore e dimensione, ho fondato il progetto Life Lab Coaching. Nel Coaching lavoro in ambito Business, Life (personale) e Sport. Sono anche formatore per aziende e organizzazioni in temi quali Leadership, Gestione del Tempo e Comunicazione Efficace. Come Coach metto a disposizione i miei talenti a servizio di chi vuole Vivere la Vita che desidera vivere. Se hai un Obiettivo da raggiungere, professionale o personale, oppure vuoi fare crescere la tua organizzazione, contattami con fiducia e sarò felice di aiutarti.
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Mackley
22 luglio 2010

Interessante questo “endecalogo”.

Vorrei utilizzarlo per una riflessione e magari un inizio conversazione.
Ammesso e concesso che il venditore diventi “super” (o quantomeno “buon”), non trovi che a volte il problema sia nell’organizzazione del reparto vendite ? ovvero di chi considera quantitativamente i venditori (legge dei grandi numeri, piu’ venditori = piu’ vendite) e non qualitativamente (buon, super, ecc.) ?

Leonardo Leiva
22 luglio 2010

Ciao Mackley,
hai ragione su questo punto e alcuni in questo periodo se ne stanno accorgendo: con i bilanci che scricchiolano c’è chi ha iniziato a rivedere questo tipo di valutazioni ed è giusto che sia così. Alla fine, se è vero che ciò che conta sono i risultati, altrettanto vero è che vanno visti sia a livello macro (gruppo di venditori) che micro (singolo venditore).
È per questo che, soprattutto in un periodo come questo, la formazione e lo sviluppo delle abilità personali e relazionali diventa importante: il bravo venditore, anche nei momenti di crisi più nera, non resta mai a casa, ma ci sarà sempre qualcuno pronto ad accoglierlo nel proprio team.

Mackley
22 luglio 2010

Infatti, proviamo a chiederci: chi paga la formazione / coaching ? il singolo (per se) o l’azienda (per il gruppo) ?

Ho in mente un noto gruppo locale, di medie dimensioni (inter-provinciale) che vende spazi pubblicitari in editoria cartacea e online.

Ha una turnazione di venditori incredibile.

Ed anche quelli “buoni” (o “super”) dopo un poco vedono che l’azienda non è a loro misura, perché non fa distinzione tra loro e persone che “vendono male” (che è peggio che “non vendere”).

Così dopo un periodo di tempo medio, se ne vanno, in cerca di altre aziende, forse più piccole, che sicuramente applicano gli stesse valutazioni “quantitative” e non “qualitative”.

Leonardo Leiva
22 luglio 2010

Buona osservazione. Penso che alla fine ci sia una giusta via di mezzo: l’azienda fornisce della formazione adeguata e continua che il singolo, se davvero motivato e appassionato del lavoro che svolge, andrà di sua spontanea volontà ad approfondire con ulteriore formazione (che può venire anche da blog, libri, video, ecc… – non è necessario spendere dei capitali per l’auto-formazione).
Ovviamente, tale formazione diventa “inutile” se non c’è un sistema-azienda adeguato a recepirla, quello che probabilmente capita nel gruppo di cui parli. Per questo si rende necessario lavorare sul gruppo, sulla mentalità del team e sulla cultura aziendale.

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