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Coaching: 10 esempi concreti in cui può aiutarti (II parte)
2010

Questa è la continuazione del post di venerdì scorso. Per leggerlo, guarda qui.
Life Coaching (ambito Personale)
5. Vorrei trovare equilibrio tra il lavoro e la vita privata
La richiesta di equilibrio tra la vita privata e la vita lavorativa è una richiesta comune. Ciò che invece non è comune è il come si traduce la parola equilibrio nella vita di ognuno di noi. Ed è questo il primo compito del Coach: individuare cosa vuol dire “equilibrio” per il cliente. Infatti, empiricamente “equilibrio” significa un bilanciamento che dia un buon grado di soddisfazione per il cliente, il che non significa corrisponda a un 50/50. Quindi, per alcuni equilibrio significherà iniziare a lavorare part-time, per altri trovare un lavoro più vicino, oppure per altri semplicemente andare a prendere i figli a scuola. Ciò che importa è la realtà e il grado di soddisfazione del cliente.
6. Sono indeciso tra X e Y
Avere dei figli o puntare alla carriera? Lo lascio o sto con lui? Faccio o no questo investimento? Uno dei compiti principali del Coach è quello di dare scelta alle persone. In questo caso non ci troviamo di fronte ad alcuna scelta, bensì siamo di fronte a un dilemma, che il più delle volte crea dolore e significa rinunce, per qualunque opzione si tenda ad optare. In questo caso il Coach lavora sulla visione della realtà del cliente, dandogli degli strumenti per ampliarla. In questo modo, può vedere altre possibilità e valutare ogni scelta in maniera più distaccata e basandosi su elementi concreti. Solo così la scelta sarà “quella più giusta”.
Career Coaching (Coaching di Carriera)
7. Sono insoddisfatto del mio lavoro
Anche in questo caso ci troviamo di fronte a un non-obiettivo. Di conseguenza, il primo compito da fare è proprio quello di trovare un obiettivo su cui lavorare. Sarà restare in quell’azienda ma a condizioni diverse? Oppure sarà lasciare quel lavoro e trovarne uno diverso? Oppure risparmiare e tenere botta per poi prendersi un periodo sabbatico per riprendere gli studi? E’ il cliente a deciderlo. Ciò che è importante è lavorare inizialmente su tutte le opzioni che il cliente ha effettivamente a sua disposizione, ampliando il più possibile quella che è la sua visione della realtà.
8. Voglio trovare lavoro
In questo caso siamo sulla strada giusta per avere un traguardo tangibile su cui lavorare. Che tipo di lavoro vuole fare? Si parte da qui; dalla indole del cliente, dai suoi punti di forza e dal suo potenziale. Si analizza il suo percorso di studi, quello lavorativo, e anche gli ostacoli trovati e le cadute che, in un percorso di carriera, sono normali. Da qui, il cliente può decidere nel concreto che lavoro vuole fare. A questo punto, si delinea un piano d’azione concreto per arrivare a raggiungere l’obiettivo, riuscendo anche a fornire un feedback in tempo reale sul come comportarsi durante un colloquio di lavoro oppure sul come svolgere un piano di marketing di sé (personal branding).
Sportivo Coaching (Allenamento Mentale per sportivi)
9. Voglio migliorare i miei risultati
Spesso si ricorre a un allenatore mentale per cambiare marcia, per passare a un livello superiore, ed è ovvio avere l’esigenza di migliorare le proprie prestazioni. Quello che lo sportivo fa in campo, durante la prestazione o durante l’allenamento, resta di competenza del suo allenatore o del suo preparatore. Quando si ricorre ad un Mental Coach si vuole migliorare la propria gestione delle emozioni e dello stato, del focus e della concentrazione. Tutti gli sport risentono del fattore mentale, alcuni in maniera molto maggiore rispetto ad altri. Nel tennis, ad esempio, si gioca solo per 1/4 del tempo del match, ma è nel come si gestiscono i 3/4 del tempo in cui la pallina non è in gioco che si determina la vittoria o la sconfitta. E’ nella gestione dello stato e della mente dello sportivo che il Mental Coach fa la differenza.
10. C’è qualcosa che mi blocca…
La prima cosa è determinare cos’è che blocca lo sportivo. E’ il primo passo per potere lavorare sull’obiettivo di migliorare i propri risultati. Possono essere le proprie convinzioni, dei pensieri nella propria mente, la paura di perdere, o quella di vincere. Lavorare su questo “blocco” è la prima cosa. Il tutto però sarà sempre e comunque diretto a un obiettivo in positivo, che permette anche di valutare in maniera concreta l’andamento del processo di Coaching. Così, se un’attaccante fa fatica ad inquadrare la porta e improvvisamente “si sblocca” e continua a segnare, probabilmente il percorso di Coaching ha dato i suoi frutti.
Photo Credit: Dirk Hansen
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Interessante, soprattutto la parte del trovare lavoro. Ciao e buona giornata!
Grazie Marina, buona giornata anche a te!







