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Quanto è conveniente l’Executive Coaching?
2011

L’Executive Coaching è un tipo particolare di Business Coaching, rivolto di solito a manager e imprenditori, nel quale si fornisce un approccio personalizzato per raggiungere degli Obiettivi specifici, che possono riguardare sia Risultati da conseguire, sia comportamenti da modificare.
Se è vero che spesso sentiamo parlare di quanto frequenti siano i problemi tra colleghi dello stesso ufficio o di reparti diversi, altrettanto vero è che molto spesso sentiamo che è il capo, il manager o il responsabile ad assumere un comportamento disfunzionale. La differenza sostanziale tra queste due situazioni è che nella prima c’è qualcuno “più in alto” che può intervenire e porre rimedio, mentre se abbiamo a che fare con un manager o con un imprenditore, non sempre c’è qualcuno che “controlli” il loro operato, se non per i risultati raggiunti o meno a livello di budget. Alcune figure addirittura, come l’imprenditore, non hanno un gruppo di pari con il quale confrontarsi, essendo loro l’apice dell’organigramma aziendale. Quindi, quando è il manager che deve cambiare un comportamento non funzionale oppure vuole intraprendere un percorso di crescita personale, la figura del Business Coach entra in campo.
Molte persone vanno in palestra per allenarsi, avere un fisico tonico e sentirsi meglio. I VIP però, di solito, non vanno in palestra. Alcuni hanno poco tempo e allo stesso tempo hanno bisogno di risultati a breve termine. Pensate ad esempio all’attore hollywoodiano a cui viene affidato il ruolo di un supereroe in un film futuro campione d’incassi. Deve ottenere risultati consistenti nel più breve tempo possibile. Per questo si servono di un personal trainer che gli assiste in maniera personalizzata per tutto il loro percorso. Così, anche per i manager che sentono il bisogno di crescere, assumere un percorso di sviluppo delle proprie capacità e per cambiare comportamenti disfunzionali, la figura del Coach Aziendale e Manageriale viene in loro soccorso, fornendo loro degli strumenti ad hoc di cambiamento e di crescita.
Perché l’Executive Coaching?
Se è vero che la mancata crescita di una persona oppure le performance non soddisfacenti di un membro dell’organizzazione creano un certo disagio e un costo all’azienda; il disagio e il prezzo da pagare per un manager che assume dei comportamenti disfunzionali è elevatissimo, in alcuni casi addirittura possono mettere a rischio l’intero sistema azienda.
A volte si tratta di corregge un comportamento disfunzionale, come non essere capaci di delegare, porsi in modo errato con il proprio team, usare un modello di leadership errato oppure anteporre il proprio interesse o quello del proprio reparto a quello dell’intera organizzazione e della vision aziendale nel suo complesso.
Altre volte, invece, si tratta di raggiungere un risultato in positivo, come conseguire velocemente un’abilità o fare un percorso di crescita mirato. Molti manager infatti arrivano ad acquisire determinate capacità con il tempo e l’esperienza, ma non è detto che l’azienda abbia questo tempo. Inoltre, l’errore per una decisione sbagliata presa da un manager può costare molto caro all’impresa.
Per questo un’azienda ha tutto l’interesse di fornire al manager tutti gli strumenti necessari per svolgere al meglio il proprio ruolo. Uno di questi strumenti è, appunto, l’Executive Coaching.
Come funziona l’Executive Coaching?
Il Coach Manageriale viene chiamato o dall’azienda che gli fornisce l’incarico di assistere uno dei loro manager, oppure direttamente dall’imprenditore o dal manager illuminato che percepisce che qualcosa nel proprio comportamento non funziona.
Una volta entrato in azienda e raccolto i primi elementi, il Coach Aziendale inizierà la fase di osservazione, sia in ambito formale, come durante la normale routine lavorativa, sia in ambito più informale, come una riunione di team. Il Business Coach raccoglierà tutte le informazioni del caso basandosi sulla realtà e su fatti concreti e misurabili. L’osservazione può essere sia trasparente, con il Coach che si limita a osservare da lontano l’agire del manager, oppure può essere di tipo “shadowing”, con il Coach che interagisce con il suo assistito tempestivamente, fornendo un feedback immediato sul suo comportamento. La fase di osservazione può anche comprendere un colloquio con altri membri dell’organizzazione in maniera tale da raccogliere quanti più elementi utili possibili.
Successivamente, si entra nella fase del Coaching vero e proprio. Executive Coach e coachee (l’assistito) si troveranno a stabilire un Obiettivo comune rivolto a migliorare le performance del manager. Questo Obiettivo, che rispetterà completamente anche le aspettative e gli Obiettivi aziendali, sarà seguito dallo sviluppo di un piano d’azione volto al raggiungimento del risultato desiderato. Coach e assistito stabiliscono un patto, una sinergia in cui il coachee diventa responsabile a pieno titolo del raggiungimento del risultato mentre il Coach si impegna a seguire il cliente per tutto il percorso, fornendo assistenza, feedback di qualità e controllando il percorso stabilito fino al raggiungimento dello stesso, aiutando il proprio assistito a rimuovere eventuali ostacoli o a modificare, se necessario, il piano d’azione.
Quanto conviene l’Executive Coaching?
Se è vero che un percorso di Coaching può essere costoso, anche il danno che alcuni manager possono arrecare all’azienda lo è. Il mancato sviluppo di un progetto, un team statico dalle scarse performance, una decisione errata, sono tutti elementi che possono letteralmente mettere in ginocchio un’azienda.
Il punto sta nel vedere il Coaching come un investimento per l’organizzazione.
Qual è il costo del percorso di Coaching? E quanto costa all’azienda la difficoltà generata dal manager? Quale potrebbe essere il guadagno se il problema venisse superato? E quale guadagno ci sarebbe se il manager conseguisse quelle nuova capacità?
Rispondendo a queste domande, il più delle volte, l’Executive Coaching si traduce in un buon investimento.
E se il manager non collabora?
Scartando il caso in cui sia il manager o l’imprenditore illuminato a chiamare direttamente il Coach, dato che in questo caso c’è una dichiarata volontà di perseguire un determinato percorso, sicuramente un momento delicato è quello in cui un superiore, l’amministratore delegato (CEO) o un responsabile delle risorse umane avvicina il manager per proporgli il Coaching. È importante in questa fase non porre sotto accusa il manager nè metterlo sulla difensiva. Piuttosto, è utile mostrargli ciò che il Coaching è veramente: un’opportunità di crescita per lui e, di conseguenza, per i membri del suo team.
Altrettanto utile è che ci sia un colloquio preliminare tra Coach e manager, in modo che imparino a conoscersi ancora prima che il Coaching vero e proprio abbia inizio. In questa sede, il Coach gli illustrerà i motivi per cui è stato chiamato a intervenire, il proprio modo di lavorare e in questa sede rimuoverà dubbi e l’eventuale diffidenza che il manager potrà avere. Ad esempio, potrà fornirgli rassicurazioni sul fatto che, se è stato chiamato, è perchè ritengono che il ruolo di quel manager all’interno dell’azienda è fondamentale, perchè pensano che abbia delle potenzialità e che collaborare insieme potrebbe essere un ottimo modo per esprimerle e svilupparle. Lo rassicurerà anche del fatto che, nonostante sia l’azienda ad averlo chiamato, all’azienda sarà riferito soltanto il necessario per aggiornarla sul percorso, senza svelare eventuali problematiche personali che non competono l’azienda stessa.
Infine, sarà instaurato un patto tra Business Coach e assistito. Attraverso tale patto, il coachee si impegnerà a rispettare gli impegni presi con il Coach, partecipando attivamente a quanto stabilito insieme ed eliminando gli atteggiamenti difensivi. In questo modo, Coach e coachee potranno raggiungere velocemente il vero Obiettivo della loro sinergia: la Crescita del manager come professionista e come individuo.
Photo Credit: Sandy Redding








