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Il caso Lazio e come proporre il Coaching al tuo Team
2010

Se seguite il mondo dello sport saprete cos’è successo in questi giorni in casa Lazio.
La società calcistica, nei bassifondi della classifica, ha sentito il bisogno di chiamare un mental coach, un “motivatore” come lo hanno chiamato molti. E’ stato chiamato dall’istrionico presidente della società Lotito a gran voce, con grande attenzione dei mezzi stampa. Questi è rimasto con la squadra solo per qualche ora. I calciatori, rappresentati dal loro capitano Rocchi, hanno espresso la loro contrarietà sia al metodo che alla forma in cui è stata loro proposto, e che ne avrebbero fatto a meno. Anche l’allenatore ha espresso il suo disappunto per la decisione imposta senza alcun preavviso dalla società. Lotito, dopo un primo momento di rabbia, ha preso atto della decisione della squadra, dichiarando che ora il gruppo era più unito che mai. A possibile dimostrazione di tutto questo, ieri la Lazio ha vinto fuori casa contro il Cagliari, attualmente a metà classifica.
Che spunti possiamo prendere da questa situazione?
1. Il Coaching non è la bacchetta magica
Il primo punto che a mio avviso salta all’occhio, e che il gruppo a ragione non ha digerito, è come è stato loro proposto questo tipo d’intervento. I giocatori si sono sentiti avviliti, demoralizzati e ridicolizzati da un presidente che ha dichiarato ai quattro venti questa necessità data la difficoltà della situazione. Difficoltà che non è di oggi ma neanche di ieri, dato che sono già parecchie settimane che l’ambiente Lazio vive in questa condizione. Da Lotito è stato messo l’accento sul fatto che i giocatori da soli non potessero farcela. Da qui la decisione di chiamare un “santone” che con il suo tocco magico avrebbe risolto tutto.
Il Coaching non funziona così!
Se mandi una macchina dal meccanico, lo fai perché credi che possa essere riparata, giusto? Il Coaching funziona allo stesso modo: funziona se credi fermamente che il tuo team può farcela con le proprie forze e che ha soltanto bisogno di uno spostamento di focus da parte di un professionista esterno per farcela. Molto semplice. E per fare questo, non c’è alcun bisogno di indire conferenze stampa che mettano in risalto gli errori del team, contribuendo ancora di più a demoralizzarlo.
2. A ognuno le sue Responsabilità
Della Lazio, quest’anno, si è iniziato a parlare ancora prima che iniziasse il campionato. Una squadra con pochi acquisti di qualità secondo la tifoseria, con tre importanti giocatori messi fuori rosa già prima dell’inizio della stagione, con polemiche continue da parte del presidente. E’ vero, i giocatori hanno le loro responsabilità. E la società? Cos’ha fatto per risolverli?
Se guidi la tua macchina in maniera spericolata, senza effettuare i controlli necessari, senza rallentare quando devi affrontare i dossi, non puoi pretendere che non le capiti qualcosa. E’ una questione di responsabilità che nel caso Lazio è stata riversata interamente sulla squadra, quando invece presidente e società hanno gravi colpe da un punto di vista della gestione e del clima venutosi a creare. Responsabilità che la società non ha mai ammesso.
Se vuoi creare un team di successo, a ognuno le proprie responsabilità, a iniziare da te stesso.
3. Il Coaching come crescita
Il buon Lotito ha ben pensato di chiamare aiuto nel momento del bisogno più estremo. Un aiuto esterno, perché la squadra ormai aveva ben poco da dare e la situazione era disperata. Spesso il Coach viene chiamato in situazioni di questo tipo e diventa assai più delicato intervenire in maniera efficace.
Per conservare in salute una macchina, di solito ogni X (es.: 20.000) chilometri si va dalla concessionaria ad effettuare i relativi tagliandi. In questo modo, l’auto si conserva in salute, evitando molte delle problematiche più comuni. Il Coaching funziona con il massimo della sua efficacia quando ci sono dei “veri” traguardi da raggiungere, degli obiettivi motivanti e di crescita. Per una squadra di prestigio come la Lazio la salvezza non è un obiettivo allettante. Per un’azienda salvarsi dal fallimento altrettanto. Un Coach sicuramente può aiutare anche in situazioni di questi tipo. Assolutamente però l’intervento del Coach diventa davvero efficace quando viene proposto un percorso al tuo team, un cammino probabilmente di sforzi, ma anche di traguardi, di vittorie e di miglioramento. Il Coach quindi è un investimento per il gruppo. In questo modo il Coaching viene accettato di buon grado da parte del team, perché nel Coach si identifica la persona in grado di mettere insieme persone dall’ottimo potenziale per renderle in grado di arrivare al traguardo con i loro mezzi.
Questo è il lavoro del Coach: dare consapevolezza al team di ciò che può davvero fare, aiutandolo a trovare equilibrio e focus nell’ottenere il risultato. E’ il gruppo il vero protagonista e questo deve trasparire nella decisione di adottarlo.
Photo Credit: Wonker
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