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Il Coach Mentale per lo Sportivo

25 gen
2010

Sempre più spesso si parla di Mental Coaching, cioè di allenamento mentale nello sport.

Carolina Kostner è ritornata finalmente regina del pattinaggio. Con una prestazione maiuscola, è riuscita a prevalere su tutte le  avversarie e a vincere l’oro agli Europei di specialità. La sua carriera è inizia prestissimo, con una serie di incredibili vittorie. Diventa famosa: copertine, pubblicità, interviste. Ad appena 18 anni è la portabandiera della nostra nazionale alle olimpiadi di Torino. Un carico di responsabilità forse eccessivo per lei. Da qui una serie di delusioni e sconfitte, fino al trionfo di ieri. Senza dubbio un ritorno importante.

Da Federica Pellegrini tra attacchi di panico e vittorie, a Casey Stoner che si ferma per recuperare la condizione mentale, all’Inter prima in classifica in campionato ma da anni debole in Europa, per non parlare del tracollo della Juventus. Il fattore mentale, soprattutto ad alti livelli, è quello che può fare la differenza tra una vittoria e una sconfitta.

Federica Pellegrini ai campionati di nuoto di Roma ha avuto una prestazione maiuscola, riuscendo a vincere ben due ori, ma soprattutto battendo record del mondo con tempi impensabili. Come ogni personaggio di successo, la Pellegrini è spesso sulle prime pagine dei giornali, sia per la sua indubbia avvenenza che per i suoi risultati sportivi, positivi o negativi che essi siano.

Sono diventati famosi i suoi “attacchi d’ansia” (notare le virgolette), che hanno fatto sì che in un paio di occasioni sia stata portata via dalla vasca, non essendo in grado di gareggiare. I risultati che ha conseguito in questi mondiali fanno però pensare che abbia pienamente recuperato la sua forma interiore, importante per uno sportivo quanto quella del corpo.

Alcuni hanno notato un gesto che questa volta la Pellegrini ha fatto prima di iniziare a gareggiare: mano sul cuore prima, mano sulla testa poi. Solo un gesto scaramantico?

Molti sportivi prima della prestazione agonistica hanno i propri rituali. Questi sono importanti, in quanto aiutano a trovare la giusta carica di adrenalina (che in una competizione non può né scarseggiare né tanto meno eccedere) e il giusto stato mentale.

Basta guardare l’inizio di un Gran Premio di Motociclismo. Pochi minuti prima delle gare qualcuno chiacchiera con la hostess che tiene l’ombrellino, qualcuno con il proprio tecnico, c’è chi scherza tranquillamente con la telecamera o altri rimangono pienamente concentrati ascoltando il proprio iPod.

Lo stato mentale per un atleta è fondamentale: il riscaldamento mentale, le immagini di successo nella propria testa, il proprio dialogo interiore, sono tutte componenti essenziali che distinguono lo sportivo semplicemente buono o mediocre da quello ottimo o addirittura eccellente.

Se la componente fisica rimane fondamentale, altrettanto vero è che sono rari gli sportivi che hanno qualità fisiche talmente uniche da eccellere. Un Bolt è l’eccezione, non la regola. Un giocatore di calcio come Garrincha ad esempio, che narra la leggenda avesse un dribbling (cioè l’abilità di superare l’avversario) micidiale in quanto una gamba era leggermente più corta dell’altra, rimane un puro caso. Le classifiche cannonieri hanno sempre visto protagonisti giocatori di altezze e peso differenti, tutti comunque preparati adeguatamente da un punto di vista fisico.

Che differenza fisica evidente c’era tra la Pellegrini e le sue rivali?
Che differenza fisica c’è tra il primo giocatore della classifica ATP di tennis e quello al n. 100?
E tra Valentino Rossi e Jorge Lorenzo?

Probabilmente nessuna. Tutti sono atleti professionisti allenati e capaci di imprese incredibili, con il proprio stile e le proprie peculiarità.

La differenza passa quindi dalla forma mentale. Può essere per un campionato della durata di diversi mesi, per un singolo match oppure addirittura per un singolo gesto tecnico che durerà solo una frazione di secondo. Il cervello dello sportivo in quel momento gioca un ruolo fondamentale. Il fisico, per quanto allenato e reattivo, è sempre governato dalla mente. Questo i migliori atleti di ogni disciplina lo sanno. Ed è proprio per questo che ricorrono a un Coach Mentale (Mental Coach) per migliorare le proprie performance.

Il Mental Coaching unito alla PNL (Programmazione Neuro-Linguistica) è un ottimo metodo per aumentare le performance di uno sportivo o di una squadra. Come tutte le persone, anche uno sportivo ha i propri filtri di pensiero, i propri schemi di comportamento, le proprie strategie, i propri valori, ecc. Tutti questi elementi convergono nel modo in cui lo sportivo si prepara, si allena, affronta il prima, il durante e il dopo gara, la vittoria, la sconfitta, ecc…

Il Coach in PNL aiuta il proprio cliente a entrare nella propria mente, analizzando tutti gli elementi interessati e ottimizzarli alla prestazione richiesta. L’indubbio vantaggio del Mental Coaching è che i risultati per il cliente sono facilmente misurabili (in secondi, centimetri, punti, ecc…). Avendo un riscontro preciso, si può chiaramente verificare i progressi che si sta facendo per arrivare all’Obiettivo desiderato.

É importante ricordare che i processi mentali che aiutano gli sportivi ad eccellere, sono gli stessi che aiutano tutti noi ad ottenere risultati nella vita di tutti giorni, a casa, al lavoro, nelle relazioni, ecc.

Photo Credit (1): GOGO Visual
Photo Credit (2): Sir Mervs

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gabri morgan
20 giugno 2010

vorrei capire qual’é il meccanismo mentale che porta gli sportivi a compiere i loro riti prima di una competizione importante.

Leonardo Leiva
21 giugno 2010

In realtà non esiste “il” meccanismo che porta gli sportivi a compiere i loro riti, ma ogni sportivo ha il suo personalissimo meccanismo.

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