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Cosa puoi imparare visitando un cimitero?

22 mar
2011

Cosa puoi imparare visitando un cimitero?

Questo fine settimana sono andato al cimitero a rendere omaggio a una persona cara che ora non c’è più.

Non si può certo dire che un cimitero sia un posto allegro. Altrettanto vero è che il più delle volte non si fa alcunché per rendere il luogo più accogliente, luminoso e colorato, in maniera tale che possa offrire un certo conforto a chi ci va.

Ciò che mi ha richiamato l’attenzione però è che buona parte delle foto sulle lapidi hanno espressioni serie, inespressive o quasi sofferenti.

Al contrario, durante il mio percorso ho trovato le tombe di due ragazzi. Rispetto alle altre che mi hanno richiamato l’attenzione, al contrario, avevano dei volti sorridenti, gioiosi, pieni di vita. Guarda caso, da loro c’erano fiori freschi in abbondanza, ciò che invece mancava nelle altre lapidi.

Le foto non sono altro che il fermo-immagine di un momento, un attimo sospeso nel tempo che rappresenta un qualcosa di più grande, significativo, importante. Potrebbe essere un viaggio, una occasione speciale, il proprio matrimonio, una giornata felice con i propri figli. Sono, o possono rappresentare, un riassunto di determinati passaggi della nostra vita.

E per cosa saremo ricordati quando non ci saremo più?

  • Di una partita di calcio, sia che sia entusiasmante o noiosa,  non ricordi i 90 minuti, bensì i gol e i momenti salienti;
  • Di un film, bello o brutto che sia, ricordi le scene più importanti e quelle che ti hanno richiamato l’attenzione;
  • Di un discorso, sia che sia interessante o soporifero, probabilmente ricorderai l’inizio, la fine e i passaggi più rilevanti.

È così anche nella vita: non verrai certo ricordato per le ore passate davanti alla televisione o per quel terzo di esistenza passato a dormire. Verrai ricordato solo per ciò che farai di più saliente, di più importante o significativo, ciò che resterà nella mente e nel cuore dei tuoi cari.

E quando i tuoi cari cercheranno nel cassetto dei ricordi una foto che ti rappresenti per l’eternità cosa troveranno? Troveranno delle foto in cui sei sorridente, gioioso e vivi degli attimi felici? Oppure troveranno foto inespressive, prive di emozioni e di sentimento? O addirittura dovranno ricordarsi di te solo per la foto sulla patente o sulla carta d’identità, dato che di altre foto non ci sarà traccia?

Il primo rischio è proprio questo: quello del lasciare poco o nulla. Alla tua famiglia, al tuo compagno o compagna, ai tuoi figli, a chi ha condiviso dei momenti insieme a te. In questo caso probabilmente verrai affibbiato al primo ricordo che capita, forse poco significativo e anonimo.

Il rischio però è anche un altro: essere ricordati per litigate, sfuriate e cattiverie. Molti si comportano in questo modo senza rendersene conto (siamo sicuri?), oppure perchè “c’è sempre tempo per rimediare”… ovviamente fino a che il tempo non c’è più.

Steve Jobs, nel suo famoso discorso ai neo-laureati di Stanford (2005) disse:

“Negli ultimi 33 anni, mi sono guardato ogni mattina allo specchio chiedendomi: ‘Se oggi fosse l’ultimo giorno della mia vita, vorrei fare quello che sto per fare oggi?’. E ogni qualvolta la risposta è ‘no’ per troppi giorni di fila, capisco che c’è qualcosa che deve essere cambiato”

Ora, una buona strategia per affrontare la vita è quindi proprio questa:

Come voglio che gli altri mi ricordino quando non ci sarò più?
Quali momenti resteranno impresse nelle loro menti, nei loro cuori, nelle loro vite?
Quali “fotografie”, quali momenti, quali istanti voglio che portino con sé?

Più “fotografie” positive ti scatteranno e conserveranno nei loro cuori, più puoi essere sicuro che la vita che stai vivendo oggi è piena di bei momenti, di gioia e di felicità.

Quali tue “fotografie” pensi che i tuoi cari conservino oggi?
E quali sono le “fotografie” che vuoi ti vengano scattate da loro e insieme a loro, nei prossimi giorni, settimane, mesi e anni?

Pensaci. E poi agisci.
Hai ancora tempo.

Photo Credit

Chi Sono
Leonardo Leiva Bio
Sono Leonardo Leiva, Coach Professionista, Master Practitioner di PNL (Programmazione Neurolinguistica). Dopo una esperienza ultradecennale in campo aziendale, lavorando in ruoli di responsabilità per aziende di diverso settore e dimensione, ho fondato il progetto Life Lab Coaching. Nel Coaching lavoro in ambito Business, Life (personale) e Sport. Sono anche formatore per aziende e organizzazioni in temi quali Leadership, Gestione del Tempo e Comunicazione Efficace. Come Coach metto a disposizione i miei talenti a servizio di chi vuole Vivere la Vita che desidera vivere. Se hai un Obiettivo da raggiungere, professionale o personale, oppure vuoi fare crescere la tua organizzazione, contattami con fiducia e sarò felice di aiutarti.
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Pikadilly
22 marzo 2011

Ti ricordi quanto su meemi ti scrissi che probabilmente non avrei trovato mai un punto di disaccordo con te? Mi sbagliavo. Eccolo.

L’articolo è ottimo, come sempre, però permettimi di dissentire su questa frase:

“Più “fotografie” positive ti scatteranno e conserveranno nei loro cuori, più puoi essere sicuro che la vita che stai vivendo oggi è piena di bei momenti, di gioia e di felicità.”

Probabilmente parlo perché ho vissuto più da sola che in compagnia (è caratteriale, lo dico subito), quindi potrei aver tradotto male il tuo pensiero, però mi domando: è davvero così? Cioè, solo con le “fotografie” che gli altri mi scattano ho la certezza di essere felice?

La risposta io la so: No, non è così. Non per me, almeno. ;)

Là fuori, la ricerca della solitudine è sempre sempre sempre interpretata con paura degli altri o debolezza o incapacità ad intrattenere rapporti con il proprio prossimo, ma esperienza mi insegna che la solitudine è spesso desiderata perché è insita nella propria natura. Voglio stare sola perché voglio stare sola, non c’è un perché legato agli altri.

Personalmente ho sempre cercato di essere felice anche quando in fondo al baratro facevo scarpetta con la mia vita, con me non c’era nessuno, ma quella felicità c’era, la sentivo e la vivevo e l’ho fotografata per portarmela nella tomba.

Al momento della mia morte probabilmente nessuno mi ricorderà, ma io porterò con me lo stesso bellissime fotografie scattate da me. Dici che non vale? :D

Non pensi che forse è in qualche modo un po’ azzardato dire che la nostra felicità è legata a come veniamo “fotografati”? Non c’è il rischio di evidenziare, secondo me sbagliando, l’idea che la solitudine è cattiva, sbagliata e conduttrice di infelicità?

Ho frainteso io? ;)

Un saluto e complimenti, sai quanto apprezzi i tuoi articoli. ;)

Leonardo Leiva
22 marzo 2011

Potrei scrivere un nuovo post soltanto con gli spunti che mi hai dato! :D

Frainteso? No e “sì”. No perchè forse potevo essere più chiaro in ciò che sto per scrivere ora e perchè sono io il responsabile del messaggio che arriva a chi mi legge (quindi anche a te :) ). “Sì” perchè la ‘strategia delle fotografie’ (se possiamo chiamarla così) è solo UN modo di vivere una vita felice e piena.

Ci sono molte teorie che parlano di autostima, crescita, realizzazione dell’individuo, soddisfazione di bisogni, ecc. Probabilmente le conosci anche tu. Più o meno tutte concordano su una cosa: la realizzazione “totale” della persona è data sia dalla realizzazione che si raggiunge insieme agli altri, sia dalla realizzazione personale che si raggiunge attraverso percorsi di crescita interiore personalissimi.

La “solitudine” (intesa in questo caso come condizione nella quale è l’individuo che “volontariamente” si isola dagli altri) è una tappa fondamentale della crescita di una persona. Pensa soltanto a tutti i libri e racconti che parlano di avventure straordinarie fatte in solitaria, oppure al valore della meditazione dato da certe culture orientali, o ancora al valore di periodi come il Ramadan o la Quaresima.

Come dici tu, c’è chi attribuisce alla parola “solitudine” una connotazione di paura o di debolezza, quando in realtà anch’essa fa parte del percorso di crescita di un individuo. In inglese è più semplice notare la differenza, dato che ‘solitude’ ha il significato di solitudine “volontaria”, mentre ‘loneliness’ è la solitudine data dall’incapacità di rapportarsi efficacemente con gli altri.

Ovviamente ci sono ricerche che confermano che dei periodi di solitudine “buona” favoriscono l’auto-consapevolezza, la concentrazione e la creatività.

Quindi sì, anche i tuoi auto-scatti valgono nel conteggio. :D

P.s.: non essere così sicura che nessuno si ricorderà di te; anche se conosco solo il tuo lato “virtuale”, vedo che sai creare dei rapporti buoni, positivi. Sii felice, con il tuo stile e il tuo modo di essere e vedrai che comunque riuscirai a lasciare una traccia positiva anche negli altri. :)

Pikadilly
22 marzo 2011

Probabilmente non è nel mio obiettivo lasciare quelle tracce negli altri, ma ti ringrazio per quello che hai scritto perché mi auguri quello che secondo te è il meglio, quindi stragrazie!!! ;)

Ok, passo alla risposta. ;)

Certamente quando parlo di “solitudine di natura”, parlo di quella solitudine che non è causata da rotture con gli altri, quindi sì, conciliamo su questo: ovvero che la totale realizzazione di sé deve necessariamente passare anche attraverso gli altri. Anche gli animali più solitari ad un certo punto devono interagire con il loro prossimo (vedi accoppiamento), quindi sarebbe solo un’imputatura dire che gli altri “non servono”. ;)

Insomma, alla fine della fiera sei riuscito a farti dare ragione. :D :D :D

Leonardo Leiva
22 marzo 2011

:D

Marina
31 marzo 2011

Qualche tempo fa una vista al cimitero mi aveva fatto venire in mente qualcosa tipo quello che hai scritto nel post. In particolare, osservando le lapidi del cimitero di Cesena, mi ha colpito una tomba: era di un maestro morto molto anziano. Una piantina di edera circondava il loculo mentre sul marmo era appiccicato un messaggio dolcissimo di un ex-alunno che aveva un ricordo molto bello di lui: sicuramente aveva lasciato tante “foto” positive :)

@pika il PS di Leonardo lo quoto ;)

Marco
2 aprile 2011

Complimenti per questo articolo, mi ha colpito molto. Complimenti ancora! :)

Marco

Leonardo Leiva
2 aprile 2011

@Marina sicuramente è così ;)

@Marco Grazie mille!

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