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La ricerca della felicità
2010

Ieri è stato il primo giorno degli esami di maturità 2010 per molti studenti. Da tradizione, il primo giorno è quello dedicato allo svolgimento del tema d’italiano. Ogni anno ci sono anche le classiche polemiche, sulle tracce uscite, su quelle che potevano uscire e invece su quelle che sono rimaste dentro un cassetto del Ministero dell’Educazione.
A mio avviso quest’anno si è cercato di fare qualcosa di diverso rispetto agli anni scorsi. Ad esempio, una delle tracce aveva il titolo “Siamo soli?” e chiedeva di esprimersi “sulla possibile esistenza di vita oltre il pianeta Terra”.
Quello che mi ha sorpreso però è che abbiano dato la possibilità ai ragazzi di riflettere anche sul tema de “la ricerca della felicità”. Un tema da molti giudicato banale, ma che invece nascondeva più di un’insidia, data dal rischio di cadere in banalità, dalle citazioni di cui bisognava tenere conto (costituzione, articoli di giornale…) e dai diversi campi che bisognava coprire (politico, sociale, economico…).
La scelta di questa traccia da parte del Ministero è stata premiata. Infatti, è stata quella preferita da oltre un terzo degli studenti.
Perché da alcuni è stata giudicata banale?
La ricerca della felicità è un argomento complesso, al centro di migliaia di opere in campo filosofico, sociologico, psicologico, economico e altro ancora. È un tema per cui l’uomo, in maniera conscia o inconscia, inizia a farsi domande dal primo respiro e continua a farlo per il resto della propria vita.
Molti hanno dedicato alcune loro opere alla felicità.
Già Epicuro, nella sua “Lettera sulla felicità (a Meneceo)” scrive che:
Mai si è troppo giovani o troppo vecchi per la conoscenza della felicità. A qualsiasi età è bello occuparsi del benessere dell’animo nostro…
Seneca, altro grande filosofo, sostiene che la felicità risiede non nel piacere ma nella virtù e nel raggiungimento dei propri obbiettivi di vita (ciò che aiuta a conseguire il Coaching).
All’approccio realistico e pro-attivo di Seneca, si contrappone quello pessimistico di Schopenhauer, che scrive “poi viene l’esperienza e ci insegna che la felicità e i piaceri sono soltanto chimere che un’illusione ci mostra in lontananza, mentre la sofferenza e il dolore sono reali e si annunciano direttamente da sé, senza bisogno dell’illusione e dell’attesa…”.
Anche un famoso film di Gabriele Muccino con protagonista Will Smith, chiamato proprio “La ricerca della felicità” ne fa il suo fulcro.
Addirittura la Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti ne parla:
…riteniamo che le seguenti verità siano di per se stesse evidenti; che tutti gli uomini sono stati creati uguali, che essi sono dotati dal loro creatore di alcuni Diritti inalienabili, che fra questi sono la Vita, la Libertà e la ricerca delle Felicità…
È proprio citando la Dichiarazione d’Indipendenza Americana che parte il famoso discorso di Martin Luther King “I have a dream”:
Quando gli architetti della repubblica scrissero le sublimi parole della Costituzione e la Dichiarazione d’Indipendenza, firmarono un “pagherò” del quale ogni americano sarebbe diventato erede. Questo “pagherò” permetteva che tutti gli uomini, si, i negri tanto quanto i bianchi, avrebbero goduto dei principi inalienabili della vita, della libertà e del perseguimento della felicità. È ovvio, oggi, che l’America è venuta meno a questo “pagherò” per ciò che riguarda i suoi cittadini di colore. Invece di onorare questo suo sacro obbligo, l’America ha consegnato ai negri un assegno fasullo; un assegno che si trova compilato con la frase: “fondi insufficienti”…
Da qui la sua visione di felicità:
Io ho un sogno, che un giorno sulle rosse colline della Georgia i figli di coloro che un tempo furono schiavi e i figli di coloro che un tempo possedettero schiavi, sapranno sedere insieme al tavolo della fratellanza.
Questi sono solo alcuni esempi sul tema. Un tema quindi affatto banale.
Dagli albori della nostra civiltà l’uomo ha ricercato il modo di essere felice. Tutti noi lo facciamo, giorno dopo giorno. Attribuiamo alla felicità un’immagine, una metà e poi iniziamo ad inseguirla. Per alcuni è il denaro, per altri la famiglia, per altri il cibo, per altri ancora l’amore. Per assurdo, anche chi non sembra cercare la felicità e se ne allontana, lo fa perché, in un certo qual modo, questo lo fa sentire “felice”.
C’è chi della felicità ne ha fatto un valore, chi un motivo di battaglia. C’è chi è vissuto tutta la sua vita all’insegna dell’essere felice, c’è chi, invece, ha sacrificato la sua vita per inseguirla.
Ora, forse hai un figlio che ieri ha fatto la maturità, oppure è il figlio di un tuo amico, o più semplicemente hai sentito parlare delle prove d’esame in televisione o l’hai letto sul giornale. Fermati a riflettere, anche solo per un attimo…
Cos’è la felicità per te?
Cosa puoi fare ogni giorno per essere più felice?
Cosa puoi fare per rendere più felice chi ti circonda?
Cosa farai oggi per essere più felice?

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Le domande finali sono un tantino complicate…
Ma credo che la felicità sia uno stato di pace interiore, più che altro, una sorta di serenità perenne… vedere crescere un fiore sul davanzale della finestra e il sorriso sincero del portiere del tuo palazzo, un lavoro che facciamo con piacere e le persone care vicine.
Ciao Marina,
è vero, queste domande possono non essere di facile risposta e questo accade soprattutto perché non siamo abituati a farcele. Scoprire cosa significa “felicità” per ognuno di noi è un processo che va scoperto ogni giorno. E come dici tu, alla fine si può scoprire che non sono cose dispendiose e sfarzose, ma cose semplici e quotidiane quelle che danno maggiore gioia.







