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La playlist della Tua Vita
2011

Molti si impressionano per la musica che ascolto appena vedono la lista dei brani che ho nei vari iPhone, iPod, ecc.
Tantissimi generi diversi, molti dei quali per qualcuno fanno a cazzotti tra di loro.
“Cosa c’entra la musica anni ’80 con il prog rock anni ’70?”. ” Come fai ad ascoltare il pop e il metal?”. “Come hai fatto a fare questo accostamento in questa playlist?”.
Poi arrivano i generi meno commerciali e anche quelli fanno storcere il naso a qualcuno.
“Ma non ti addormenti ad ascoltare solo musica strumentale?”. “Musica classica? Oddio!”.
Oppure, al contrario, pezzi commerciali, da teenager, e chi mi conosceva prima, quando ascoltavo solo musica di nicchia, ha da ridire.
“Tu che ascolti questa musica? Mi meraviglio di te!”. “Vergogna!”.
E così via.
Prima ascoltavo pochi generi, anzi pochissimi. Selezionati e dal non facile ascolto. Ovviamente anch’io all’epoca andavo contro i generi di più facile ascolto, quelli ‘easy-listening’, e quindi mi trovavo ogni tanto ad affrontare delle piccole dispute con chi, al contrario, ascoltava la musica italiana, la tecno e via discorrendo.
Durante il mio cammino di crescita però anche i miei gusti in fatto di musica sono cambiati.
Per quale motivo? Cosa c’entra la musica con un percorso di crescita personale?
Torniamo alle piccole dispute di cui ti parlavo prima. Ogni tanto mi capitava di ascoltare qualche brano gradevole che non era del ‘mio genere’. Ovviamente dovevo farlo di nascosto, quando ero da solo in macchina o in cuffia, perchè ormai gli altri avevano una certa immagine di me e dovevo rispettarla (?!).
In pratica mi privavo di una piccola gioia personale solo per rispondere ai canoni altrui, per nascondermi dietro a una figura preconfezionata, una etichetta.
Una etichetta appunto. Ecco che alla fine ci sono arrivato.
Un genere musicale, un cantante, una canzone, non sono altro che una etichetta dietro alla quale ci vediamo ciò che vogliamo.
Capiamoci, vivere per “etichette” è funzionale, ci permette di vivere in maniera più semplice e quindi migliore. Pensa se ogni volta che ti trovassi davanti ad una porta dovessi stare ad analizzarla e chiederti ‘cos’è?’, ‘come si usa?’, ecc. Piuttosto, quando ti trovi davanti a una porta (porta=etichetta per classificare quel determinato oggetto) sai già cos’è e che girando una maniglia, spingendola o tirandola, o premendo un pulsante, questa si aprirà e ti lascerà passare.
Il problema però sta nelle etichette che ci imponiamo, cioè in quelle generalizzazioni che facciamo che non solo non ci aiutano a vivere una vita migliore, ma invece di farci vivere una vita a pieni colori ci troviamo a perderci qualche colore per strada. Nei casi estremi, si arriva a vivere una vita solo in bianco e nero.
Torniamo alla musica. Oggi tendo ad ascoltare di più la musica che semplicemente mi piace, reputo bella (secondo i miei canoni!) e che mi fa sentire bene e tendo ad ascoltare poco la musica che ho già ascoltato che non mi piace e che reputo non il massimo. Comunque sia, anche tra la musica “bella”, tolto qualche capolavoro, ci sono cose più o meno interessanti, come del resto tra la musica “non bella” ci sono cose passabili o dalle quali si può salvare qualcosa.
Non mi privo più di nulla. Ascolto quello che mi va, senza vergogna né imposizioni altrui. E se c’è un genere per me non abituale o che in passato non avrei ascoltato, oggi sono pronto ad ascoltare, a fare esperienze nuove e ad imparare, senza preconcetti né tabù.
Se resti dietro alle etichette spesso ti perdi tutto ciò che si nasconde dietro all’etichetta stessa.
Capita così anche nella vita. C’è chi si perde dietro alle etichette, con la conseguenza che le persone sono ‘belle o brutte’, ‘simpatiche o antipatiche’, ‘del nord o del sud’ e così si perdono le varie sfumature. Così, un bel gesto che viene da una persona ‘antipatica’ viene subito classificato come un qualcosa fatto per interesse, perché c’è qualcosa sotto, perché quella persona vuole qualcosa da noi in cambio.
Io ho scelto di fare meno caso alle etichette e di fare più caso a ciò che succede, attimo dopo attimo, intorno a me.
Così riesco a godermi un assolo di chitarra in un pezzo che magari non mi convince più di tanto; così riesco anche ad apprezzare e ringraziare di cuore chi, magari fino a quel momento non mi aveva mostrato apprezzamento o particolare simpatia, ma che in quel attimo riesce ad offrirmi un gesto di sincera cortesia e amicizia…
…e se per caso avevo messo quella persona dietro a una etichetta, vedo di rimuoverla, e aspetto di vedere come vanno le cose.
La vita è piena di colori. Li vediamo solo se scegliamo di farlo.
Ci sono stati dei momenti in cui hai scelto di vivere seguendo le opinioni altri? Che ti sei nascosto dietro alle etichette?
E cosa puoi fare oggi per rimuoverle ed essere più libero?
Parliamone.

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Come detto su Meemi, mi trovo d’accordo con te (sapessi quanti generi diversi ci sono nel mio lettore mp3…)
Per quanto riguarda le etichette in generalei, io mi trovo a combattere molto spesso contro l’etichetta “percorso di studio”: a volte sembra che se hai studiato un determinato argomento all’università il tuo lavoro debba per forza essere di quel genere… ma dove sta scritto? Purtroppo non è facile liberarsi dalle etichette che gli altri cercano di appiopparti, ma soprattutto non è facile liberarsi da quelle che ci autoimponiamo. Chi ci riesce ha tutta la mia stima
Ciao e a presto!
Schemi, etichette, definizioni…tutta roba che io traduco con la parola “castrazione”.
Non è mai stato da me incanalarmi in un solo genere, in un solo gusto, in un solo stile di vita. Quindi quoto virgola per virgola.
e quando le etichette le mettono i parenti ancora peggio
@Marina
Lascia quelle etichette agli altri e tu vai per la tua strada. Sarai sorpresa dei risultati che conseguirai.
@Pikadilly
Proprio così. Schemi, etichette, definizioni, tutti limiti autoimposti.
@recenso
Ah ah ah
Ma che bel post musicale !
Anche la mia playlist è varia, e lo è perché il mio approccio alla musica è umorale. Uso la musica per accompagnare uno stato d’animo, combattere un malumore, calmare i bollenti spiriti oppure ‘caricare’ l’entusiasmo e la voglia di fare.
E come potrei farlo con un unico genere musicale ?







