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Team building e 7 modi per soddisfare il bisogno di socialità in azienda

16 mar
2010

Per molti manager vecchio stampo il lavoratore deve trovare soddisfazione dal proprio lavoro in quello che è il vero elemento tangibile (per loro) che riceve dall’azienda: la retribuzione. Una cifra più o meno alta in busta paga (a volte anche bassa) giustifica il lavoro oltre orario, una mansione monotona che non regala soddisfazioni o uno sfogo ingiusto di troppo.

Ecco quindi che alcune aziende tendono ad isolare l’individuo, a limitare le occasioni di scambio proficuo, lasciando la macchinetta del caffè come unico momento di confronto all’interno dell’azienda. Peccato che, quel momento di confronto, il più delle volte sia non funzionale e di scarso rilievo ai fini degli obiettivi aziendali stessi.

Questo modo arcaico di vedere il mondo del lavoro non risponde affatto alla modernità e alla sfida che viene richiesta non solo per primeggiare, ma più semplicemente per sopravvivere sul mercato.

Gli individui come essere umani hanno dei bisogni. Diverse teorie sono state elaborate nel corso del tempo riguardo questo argomento. Una fra le più conosciute è senza dubbio quella di Abraham Maslow e la sua famosa piramide dei bisogni. Proprio secondo Maslow, al primo livello della scala dei bisogni si trovano i bisogni elementari, quelli che al giorno d’oggi troviamo modo di soddisfare prevalentemente attraverso l’acquisto e il consumo di beni, e quindi attraverso la retribuzione.

Non sono questi però gli unici bisogni di cui un individuo sente la necessità. La piramide è composta da altri livelli e tutti vanno soddisfatti, direttamente o indirettamente, all’interno dell’azienda. Solo in questo modo si possono raggiungere importanti risultati a livello di performance e impegno dell’organismo personale.

Una volta soddisfatto il bisogno di livello inferiore si passa a quello superiore. Il bisogno di socialità, ad esempio, si trova al terzo livello della piramide, ben più in alto rispetto a quelli elementari (e quindi alla semplice retribuzione).

Come fare a soddisfare tale bisogno di socialità in maniera tale che l’organizzazione ne tragga il maggior beneficio?

Qui di seguito ti sottopongo alcuni spunti di riflessione.

1. Dimentica il cenone di fine anno!

Per molte aziende è la cena di fine anno quel momento in cui dovrebbe forgiarsi lo spirito aziendale. Parlare per una serata davanti a vino annacquato e cibo scadente per molte ditte basta e avanza per fare gruppo. E cosa succede nei restanti 364 giorni dell’anno? Non è questo il modo di forgiare un team di successo!

2. Più dialogo, meno “riunionite”

Per molte altre aziende il momento di scambio “fruttifero” di informazioni e la riunione settimanale, quella che alcuni, per non chiamarla riunione, chiamano con il termine più elegante di ‘briefing’. Il più delle volte tali riunioni si risolvono in semplici aggiornamenti su progressi fatti da parte di progetti e reparti. Nessuno sviluppo futuro, nessuna progettazione, nessuno scambio di idee. Di solito, chi dovrebbe assistere a quelle riunioni perché autore materiale dei successi, non c’è, lasciando posto a un superiore che spesso non ha idea di cosa stia parlando. Altri invece, si chiedono per quale motivo siano lì, dato che tutto ciò che viene detto non li riguarda. In questi casi, la cosa migliore è sostituire quel tipo di riunioni con un sistema organizzato di rapport da inviare ai diretti interessati, favorendo un dialogo efficace e continuo nel tempo, diretto solo a chi è direttamente coinvolto e lasciare le riunioni, meno frequenti ma più fruttifere, come luogo di confronto per sviluppare piani e obiettivi futuri.

3. Feedback di qualità

Un elemento che manca in molte realtà aziendali è quello del feedback di qualità. Ciò a cui assistiamo più spesso è a una critica, un giudizio da parte del superiore al suo collaboratore, spesso basata su etichette e sue convinzioni limitanti sui membri del proprio team. Questi giudizi quindi sono diretti all’identità della persona, quando quello che conta il più delle volte è ciò che la persona fa, le sue azioni, che sono un qualcosa di diverso da ciò che la persona invece è. Un feedback di qualità è basato su fatti concreti, su azioni, su cifre, su ciò che possiamo vedere, ascoltare e sentire. Evidenzia ciò che è stato fatto bene e ciò che invece può essere migliorato, dando istruzioni precise sul come quei comportamenti vanno migliorati.

4. Il fattore ambiente

Quale ruolo gioca il fattore ambiente in azienda? Gli arredi sono moderni o vecchi? Gli uffici luminosi o bui? Vari o stereotipati? Ci sono luoghi in cui permettere uno scambio fruttifero di informazioni tra dipendenti? Le sedie sono ergonomiche, i computer moderni? Anche questo fa parte della cultura aziendale! Dipendenti contenti significa dipendenti produttivi. Ci sono aziende come Google che addirittura hanno fatto di questo un vanto: mensa gratuita con cibo biologico e sano. I dipendenti restano in ufficio per pranzo e si continua a lavorare e a sviluppare idee tra un pasto e l’altro.

5. Gruppi di lavoro trasversali

I gruppi di lavoro sono un modo ottimale di creare coesione tra persone e reparti, riuscendo a fare emergere risultati concreti per l’azienda. Team formati da persone di diversi reparti che si concentrano su un preciso compito o progetto, portano la loro specifica professionalità per una causa comune. Ognuno dà il proprio contributo, evidente e misurabile, come evidente e misurabile sarà il risultato finale del gruppo. Scambi tra membri di diverse funzioni aziendali, ampliano la visione del lavoro di ognuno di essi, riuscendo a fare comprendere ciò che viene fatto anche in altri uffici. E magari un ‘semplice’ addetto alle vendite si può rivelare un marketer dalle ottime intuizioni.

6. Formazione con membri di reparti diversi

La formazione in azienda soddisfa diversi bisogni, sia aziendali (aggiornamento continuo del personale, professionalità, leadership a livello tecnologico o di processi, ecc…) che dei singoli dipendenti (crescita, professionalità, socialità, ecc…). Abbiamo già parlato dell’importanza della formazione personale, che va a sviluppare le capacità relazionali e di leadership degli individui, permettendo loro di intavolare relazioni migliori e più produttive. Usare la formazione come premio e incentivo per fare meglio è un ottimo investimento. Inoltre, dare la possibilità a membri di diversi reparti aziendali permette la coesione tra uffici e l’estensione a macchia d’olio della cultura aziendale. In questo contesto, si rende più che mai utile il Team Coaching.

7. Mission, Vision e Valori

Questi tre elementi sono la vera bussola della nostra azienda. Vanno sviluppati e controllati periodicamente. Ogni membro della nostra azienda non solo deve conoscerli, ma andrà ad adottarli come filosofia di vita nel contesto d’impresa. Se i ruoli all’interno dell’azienda sono chiari, mission, vision e valori sono la guida per ogni persona all’interno dell’organizzazione per fare tutto ciò che è necessario per conseguire il fine comune.

Photo Credit (1) e (2): Joshua “PhotoVandal”

Chi Sono
Leonardo Leiva Bio
Sono Leonardo Leiva, Coach Professionista, Master Practitioner di PNL (Programmazione Neurolinguistica). Dopo una esperienza ultradecennale in campo aziendale, lavorando in ruoli di responsabilità per aziende di diverso settore e dimensione, ho fondato il progetto Life Lab Coaching. Nel Coaching lavoro in ambito Business, Life (personale) e Sport. Sono anche formatore per aziende e organizzazioni in temi quali Leadership, Gestione del Tempo e Comunicazione Efficace. Come Coach metto a disposizione i miei talenti a servizio di chi vuole Vivere la Vita che desidera vivere. Se hai un Obiettivo da raggiungere, professionale o personale, oppure vuoi fare crescere la tua organizzazione, contattami con fiducia e sarò felice di aiutarti.
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