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Team Building: 5 insegnamenti dalla Capoeira
2010

5 pillole di Team Coaching dal mondo della Capoeira
Settimana scorsa sono stato al Festival delle Culture qui a Ravenna. La particolarità di questa manifestazione è che ogni gruppo, rappresentante diverse etnie, lingue e tradizioni, mostrava aspetti diversi della propria cultura. Un gruppo si esibiva nel ballo, uno nella musica, uno aveva uno stand gastronomico e cosi via.
In questa manifestazione mi è capitato di assistere a due esibizioni di arti marziali. Una di queste riguardava la Capoeira, uno stile brasiliano tutto particolare, che unisce la “lotta” (anche se in realtà gli avversari non si toccano mai) alla musica. Il tutto alla fine si sviluppa in una specie di danza molto bella da vedere.
Pensando a tale esibizione, ci sono alcuni punti che mi sono venuti in mente che possono essere applicati anche al tuo gruppo:
1. Divertiti
A differenza di molte altre arti marziali, basate sulla serietà e la disciplina, questa mette in primo piano l’allegria e la gioia di fare ciò che si è imparato fino a quel momento al pieno delle proprie capacità. Varie ricerche dimostrano come la risata dà benefici concreti, ad esempio migliorando lo stato di salute di chi ride di più. Purtroppo però, e questo succede particolarmente in Italia, chi si diverte in ambiente di lavoro viene preso come persona poco seria e affidabile. In realtà non è ridere che rende una persona poco seria, piuttosto è il “su cosa” si ride che può renderla tale. Reagire davanti alle difficoltà con un sorriso, oppure stemperare gli animi con una battuta, alle volte basta per aggirare l’ostacolo, generare nuove idee e superare problemi che sembravano insormontabili.
2. Tutti hanno il proprio ruolo
Nonostante sia un’arte marziale fuori dagli schemi tradizionali, anche nella Capoeira ci sono delle cinture che indicano il livello di apprendimento raggiunto da ogni persona. Così, nella prima parte dell’esibizione, ogni allievo ha lottato con un avversario di pari livello. Nel Team è importante che ognuno conosca il proprio ruolo. In questo modo, ogni membro del gruppo si misurerà con sfide adatte al proprio grado di esperienza e di preparazione, senza creare difficoltà o rallentamenti all’interno del Team. Conoscere il proprio ruolo significa conoscere qual’è l’esatto contributo per raggiungere l’obiettivo comune.
3. Chi è più avanti fa crescere chi è più indietro
Una cosa che mi ha sorpreso è che durante la seconda parte dell’esibizione, gli allievi con meno esperienza hanno affrontato quelli di livello più alto. In questo frangente, i meno esperti dovevano dare il 110% per riuscire a tenere testa ai lottatori più abili, mentre quest’ultimi allineavano il loro stile di combattimento alla minor esperienza degli avversari, dato che l’obiettivo finale non era fare bella figura ma la crescita del proprio compagno. È così anche in un Team, in azienda o in una organizzazione. Conoscere il proprio ruolo è il primo passo. Misurarsi in sfide un po’ più grandi del solito, che richiedano maggior impegno e abilità, è il modo ideale di fare crescere il gruppo, di mantenere viva la motivazione e di generare continuo interesse e voglia di nuove sfide. I colleghi più esperti, in un vero e proprio rapporto di Mentoring, aiuteranno coloro con meno abilità in maniera tale che il gruppo cresca e diventi ogni giorno più forte.
4. Il Leader lascia spazio agli altri
Un’altra particolarità che ho notato è che i maestri si sono limitati a suonare gli strumenti e a lasciare spazio ai propri allievi. Probabilmente avrebbero innalzato ancora di più il livello dell’esibizione ma, anche qui, l’obiettivo era diverso, cioè mettere alla prova i propri allievi in un contesto diverso e “stressante” come può essere una esibizione in pubblico. Allo stesso modo, Il Leader del gruppo non ha smanie di protagonismo. Al contrario, l’obiettivo non è prevalere sugli altri, ma dare l’opportunità a tutto il Team di crescere, ottenendo risultati migliori dei quali tutti, Leader in primis, ne trarranno beneficio. Il Leader dopo i successi dice “noi”, dopo i fallimenti dice “io”.
5. Coinvolgi chi è intorno
L’esibizione si è svolta a ritmo di musica. I maestri suonavano strumenti tradizionali, come il berimbau, cercando di coinvolgere il pubblico, che rispondeva di buon grado battendo le mani e seguendo il ritmo dell’esibizione. Possiamo vedere il Team in due modi: in maniera tradizionale, quindi contando “solo” con le persone che formano nominalmente il gruppo; oppure possiamo allargarne il significato. In questo modo, anche clienti e fornitori possono fare parte del gruppo, associazioni, aziende o organizzazioni con le quali si condividono obiettivi e fini, ecc. Potremo così ottenere risultati sorprendenti quanto inaspettati.
Photo Credit: Rodrigo Sà








