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I Queen e il Team Coaching
2011

I Queen sono uno dei più grandi gruppi della storia del rock. La formazione britannica formata da Freddie Mercury, Brian May, Roger Taylor e John Deacon ha saputo spaziare tra tutti i generi musicali, lanciando dischi e singoli di successo, nonché lasciandoci pezzi storici che vengono continuamente ripresi da pubblicità, speciali tv e manifestazioni.
Cosa c’entrano però i Queen con il Coaching? Per iniziare, sicuramente la loro storia ha più di un punto degno di nota, da usare come esempio da seguire nella costanza, nella perseveranza e nella creatività. Non è di questo però che ci andremo ad occupare.
Pensate anche alle loro canzoni, ai loro contenuti. Alcune sono epiche e parlano di sfide, altre di difficili percorsi da intraprendere, altre parlando di valori universali quali l’Amore o l’Amicizia.
Altro punto da considerare, sono alcuni pezzi come “We Will Rock You”, usato da molti sportivi ed atleti per caricarsi, oppure mandato in onda in molte manifestazioni per scaldare il pubblico; oppure al pezzo leggenda “We Are The Champions” usato (e a volte abusato) dopo il trionfo di ogni sportivo in ogni manifestazione sportiva.
Neanche di questo però ci occuperemo in questo post.
Recentemente ho sentito un piccolo stralcio delle parole che Brian May ha pronunciato al casting dei musicisti della versione italiana del musical “We Will Rock You“, interamente dedicato all’universo dei Queen e ho trovato alcuni spunti interessanti. Eccolo:
Spero non pensiate che vi stiamo valutando come musicisti, stiamo solo cercando di creare un gruppo che funziona per il musical, cerchiamo di comporre un mosaico nel quale i pezzi si incastrano alla perfezione, ed è molto importante trovare persone che lavorano insieme nel modo giusto, perciò dobbiamo ricercare e immaginarci questo, perchè deve essere una vera band, non una band di solisti, deve diventare un vero team, è questo che stiamo cercando. Dovete avere una certa sensibilità per la nostra musica ma non dovete suonare come me: suonate semplicemente con il cuore.
Interessante, vero? In poche parole ci fornisce più di uno spunto di riflessione. Ne evidenzio alcuni:
1. Feedback sui comportamenti e non sulla persona
Salta fuori un problema. Cosa dirà il manager / allenatore di turno? ” Sei un cretino”, “come si fa a essere così stupidi” e così via. In pratica parlerà, in un modo completamente errato, dell’identità del collaboratore. Di fatto però, nel problema non c’entra il dipendente come persona, piuttosto c’entrano i comportamenti che ha adottato in quella determinata circostanza. Per cui il buon Leader di un Team non giudicherà il suo collaboratore per ciò che è, bensì darà un preciso giudizio sui suoi comportamenti, indicando anche ciò che poteva essere fatto e ciò che potrà fare la volta successiva. E ci sono modi e modi di dire le cose, non credi?
2. Esplicita gli obiettivi
Molte volte in un gruppo non vengono capite le decisioni “prese dall’alto”. Ovviamente se tali decisioni non vengono neppure spiegate, sarà ancora più difficile capirle. Probabilmente questo creerà confusione, disagio e malcontento nel Team. Si può rimediare semplicemente: basta essere trasparenti. Siamo un gruppo e il gruppo va fondato sulla trasparenza. Rendi chiari gli obiettivi e la vision a lungo termine a tutti i membri del gruppo. “Perché l’allenatore non mi fa giocare?” Forse perchè quel giocatore garantisce più profondità di gioco, cruciale per affrontare quell’avversario. “Perché non ho avuto io quella promozione?” Magari ti mancavano delle abilità comunicative fondamentali per guidare quel gruppo, che potrai sviluppare nel tuo percorso di carriera. Basta essere chiari e dare a tutti pari opportunità di crescere.
3. Non bastano bravi singoli, è il Team ciò che conta
La maggior parte dei dipendenti nelle aziende, viene scelto usando una micro-visione: dipendente bravo, dipendente meno bravo. Assai limitante. C’è necessità di cambiare il paradigma e di passare ad avere una visione a livello macro: dipendente ottimale per il Team, dipendente non ottimale per il Team. Questo ci permette di fare delle valutazioni completamente diverse sulla persona. Non si tratterà più di scegliere quello “più bravo”, ma quello con le caratteristiche migliori per fare parte di quel gruppo, che comprendono non solo le sue abilità, ma anche i suoi valori e i propri obiettivi di carriera. E, allo stesso tempo, ci permette di tenere in considerazione anche chi non è stato immediatamente scelto, per altri progetti nei quali le proprie peculiari qualità potrebbero essere messe in luce. E perchè non affidargli un progetto accantonato perchè non c’era qualcuno adatto a portarlo avanti? Lo stesso vale in una squadra sportiva: il fuoriclasse che non la passa mai può risolvere qualche partita, difficilmente però fa vincere il campionato.
4. Siate unici
Un errore tipico dei manager è che scelgono dei “vice” che sono i loro sosia, in tutto e per tutto: si vestono come loro, si comportano come loro, decidono come loro. Ovviamente, i risultati che potrà ottenere quell’azienda saranno, al massimo, gli stessi che ha ottenuto fino a quel momento. Allo stesso modo, le squadre sportive che giocano usando un solo schema, magari giocano a memoria, ma appena si infortuna il giocatore chiave rischiano grosso. Avere degli elementi vari, diversi, che possano generare nuove idee, nuove giocate, nuove opportunità, è una delle chiavi del successo a lungo termine.
5. Fatevi trasportare dalla passione
Vuoi fare il calciatore solo per uscire con la velina? Vuoi fare il manager solo per avere una macchina sportiva? A breve termine forse è una strategia che può dare risultati. A lungo termine però non di certo. Conseguirai dei risultati d’eccellenza solo seguendo le tue passioni, ciò che ti rende felice, facendo ciò che vuoi fare davvero, ciò che ti da la carica e ti motiva naturalmente. Fatti trasportare dal cuore, segui le tue passioni!
Photo Credit: Davide Reppucci








